La psicoterapia

La psicoterapia analitico-transazionale non prevede l’utilizzo del lettino e del metodo delle libere associazioni. Paziente e terapeuta instaurano una relazione paritetica, stabilendo in fase di avvio della relazione un “contratto” di reciproco impegno, elemento centrale e caratteristica distintiva dell’Analisi Transazionale.
Il contratto è un impegno bilaterale: ciò significa che entrambe le parti in gioco hanno specifiche responsabilità nel portare avanti e nell’adempiere al contratto, ognuno ovviamente con modalità diverse a partire dalla differenza dei rispettivi ruoli. Berne sottolinea l’importanza che questo impegno sia non solo reciproco ma anche reso esplicito nella relazione terapeutica. Entrambi quindi sono chiamati a definire ed esplicitare il “perché sono qui” e “il mio compito qui è”.
Il contratto avviene tra l’Adulto del terapeuta e l’Adulto del paziente e sollecita nell’altro le capacità che sono proprie dell’Adulto, ovvero responsabilità, capacità di prospettiva sul futuro, progettualità, capacità di impegno verso una meta. Il presupposto di fondo è in questo caso il fatto che il rapporto terapeuta – paziente è un rapporto fra partner uguali, in cui non c’è, come nella per esempio psicoanalisi, una relazione asimmetrica tra un terapeuta che sa e che spiega/interpreta e un paziente che “fruisce” passivamente di tale “servizio”. Nella concezione analitico-transazionale, terapeuta e paziente sono in una relazione simmetrica, di tipo “io sono ok – tu sei ok”, che vuole connotarsi come Adulto-Adulto, e partecipano insieme al processo terapeutico, con ruoli diversi ma con uguale “posizione”. Questo a sua volta è possibile grazie alla concezione di Berne secondo cui ognuno, incluso il paziente più “difficile”, ha un proprio funzionamento adulto che ha bisogno di essere incoraggiato ed energizzato e quindi ha di per sé le risorse necessarie per affrontare un percorso di cambiamento.
L’obiettivo stabilito nel contratto è raggiunto utilizzando specifiche tecniche terapeutiche, sia di tipo cognitivo che di tipo emotivo e regressivo.

Cosa serve perché una terapia funzioni. Come per tutte le psicoterapie, anche quella analitico-transazionale ha delle condizioni di efficacia. Occorre innanzitutto disponibilità e una prima capacità di riflettere su di sé. Quando queste condizioni di base mancano, di solito sono scarsi anche l’informazione o l’interesse verso lo strumento terapeutico. Serve inoltre la motivazione al lavoro terapeutico. Che si senta cioè il peso e l’inutilità della propria sofferenza e si abbia fiducia nella possibilità di una soluzione.

Durata e frequenza della terapia. Per quanto riguarda la durata di una terapia, non esiste una risposta univoca. In alcune situazioni, su obiettivi molto ristretti di chiarimento, possono bastare pochi incontri. Nella maggior parte dei casi, però, dove si vuole un cambiamento profondo e duraturo, è necessario un lavoro di due/tre anni. Talvolta è necessario più tempo.
La variabilità della durata della terapia dipende da tanti fattori. Innanzitutto da quale obiettivo vuole man mano raggiungere la persona. Poi dall’età e dal punto di partenza, cioè dal tipo di problema e dal suo radicamento nella struttura profonda del paziente. La frequenza delle sedute in Analisi Transazionale è di un incontro a settimana della durata di 50 minuti.

Come scegliere il terapeuta. La scelta del terapeuta è un momento molto importante. Il terapeuta deve essere una persona sensibile, preparata e matura, ma soprattutto deve essere in grado di accettare e rispettare il paziente pur senza farsi coinvolgere nella sua vicenda. Il modo migliore per rendersi conto se il terapeuta è quello giusto per noi, è di iniziare il trattamento e di fidarci della nostra intuizione, esprimendo sinceramente le eventuali perplessità e ascoltando la sua risposta. Se continuiamo a non fidarci o abbiamo motivi per non essere convinti forse è meglio cercarne un altro.

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