#Essere papà

padre-e-figlioE’ nato tutto un pò per caso, come spesso succede per le cose belle della vita. Abbiamo iniziato a parlare di papà, mamme, differenze, somiglianze, modelli ereditati, modelli nuovi… Tutto in tweet da 140 caratteri. Sembra impossibile ma è così. Abbiamo creato un piccolo gruppo, in cui mi sono subito trovata bene, e non è banale visto che parlavo con persone sconosciute sparse per l’Italia… E’ stato bello, spontaneo, franco. E così, grazie al confronto, mi è venuta la voglia di organizzare un incontro per i papà, o meglio sulla paternità, in cui offrire la possibilità a uomini e donne di parlare insieme del tema. Già, perchè essere mamma e essere papà significa non solo confrontarsi con il proprio modello appreso in famiglia, ma anche farlo interagire con quello del proprio compagno/compagna, in un gioco a incastri tra storie che può generare delle difficoltà, soprattutto se i modelli di riferimento sono molto distanti. Con Maria Vittoria Colucci, abbiamo quindi lanciato l’iniziativa e sabato 8 giugno ci sperimenteremo in questo incontro da Ma-Mi.

Ma non potevano mancare i contributi degli amici di Twitter e così durante tutta questa settimana potrete leggere il punto di vista di queste mamme e papà “speciali” (almeno per me)  seguendo l’hashtag #esserepapà. E naturalmente partecipare con le vostre riflessioni.

Ecco alcuni post:

Ho visto padri che voi umani non potete nemmeno immaginare di Alessandro Curti dal blog Labirinti Pedagogici

Essere papà di Claudio Mattiello da tuttoperlamamma.it

Essere padri oggi di @thesunmother dal suo blog personale

E altri ne arriveranno nei prossimi giorni 🙂

E Maria Vittoria ed io cosa vogliamo aggiungere sul tema? Ho già parlato di paternità in questo post. Ma adesso la riflessione vuole essere più ampia e abbracciare i modelli che ciascuno di noi ha dentro rispetto a cosa significa essere padre e essere madre e questo inevitabilmente ci porta a pensare a come da figli abbiamo vissuto queste due figure.

Ai modelli che abbiamo interiorizzato, nati dall’esperienza con i nostri genitori in carne e ossa e con figure di riferimento successive, per esempio un insegnante, un allenatore, ecc. dobbiamo poi aggiungere le evoluzioni culturali che la figura del padre sta certamente avendo, ormai sempre meno padre “etico” e delle regole, come lo definisce Charmet, e sempre più padre” affettivo”, dentro la relazione con il bambino fin dai primi giorni di vita, ma non sempre “emotivamente attrezzato” a questo. In realtà crediamo che una delle sfide, per le mamme e per i papà, sia tenere insieme questi due aspetti della genitorialità, quello affettivo e quello normativo, entrambi essenziali alla crescita e allo sviluppo equilibrato del bambino, non delegandoli o solo al papà (in genere le regole, il rigore) o solo alla mamma (in genere l’accoglienza, l’affettività), ma utilizzandoli entrambi in modo flessibile. Cosa che, tra l’altro, consentirebbe al bambino di interiorizzare il fatto che sia la mamma (cioè per lui tutte le donne) che il papà (cioè per lui tutti gli uomini) possono essere amorevoli, accoglienti, sensibili, capaci di esprimere le loro emozioni E assertivi, determinati, etici, capaci di norme, valori e regole “contenitivi”.  Già un bel traguardo per le prossime generazioni!

Sempre poi rispetto ai modelli interiorizzati, ci sembra che per essere il padre e la madre che “va bene per noi“, sufficientemente imperfetti, sia necessario in qualche modo rivedere ciò che abbiamo vissuto da figli, prendere consapevolezza dell’immagine di paternità/maternità che ci hanno trasmesso in famiglia, analizzandola, comprendendola, con l’0biettivo di tenere tutto ciò che di buono c’è per noi (e che è stato così anche per noi come bambini) e di lasciare invece ciò che non ci piace, perchè limitante, discutibile, inutile, non in sintonia con le nostre credenze attuali di adulti e con i nostri bisogni di  padri e madri, diversi dai nostri genitori. A volte questo processo di revisione dei messaggi e dei comportamenti genitoriali avviene autonomamente, altre volte invece è interrotto, rischiando di replicare modelli passatir, anche se non ci piacciono, o al contrario di fare rigidamente il contrario di ciò che è stato fatto con noi, in una opposizione ribelle che ci porta a non considerare ciò che di buono i nostri genitori hanno saputo regalarci (e c’è sempre qualcosa di buono…).

Questa insomma è la vera sfida secondo noi: trovare il nostro modello, ascoltandoci, guardandoci intorno, confrontandoci con altri e con la cultura in evoluzione. E troviamo che sia ancor più vero per i padri, perché spesso sono privi di spazi di ascolto, confronto e riflessione, soprattutto sui temi delle emozioni, dell’affettività, del sentire. Con chi un  padre può parlare di emozioni se gli hanno sempre fatto credere che le lacrime sono roba da donne? e che la maternità è questione femminile? Ora per fortuna le cose stanno cambiando e gli spazi di discussione, anche sul web, stanno aumentando.

Ma molto crediamo debba essere ancora fatto. Speriamo di dare il nostro contributo già a partire da sabato..Vi aspettiamo!

Post scritto in collaborazione con Maria Vittoria Colucci

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