Figli e conflitto

ConflittoQualche giorno fa ho assistito ad un’interessante serata di discussione in presenza di Fulvio Scaparro sul tema “Il lato oscuro del mondo: come proteggere i figli dai conflitti tra i genitori” presso il Centro Berne di Milano. Premesso che si parlava soprattutto di separazioni estremamente conflittuali e del loro effetto sui figli, ci sono state alcune osservazioni nella serata a mio parere interessanti per tutti i genitori, separati e non. Innanzitutto val la pena ricordarci che i nostri figli imparano da noi cos’è il conflitto, e soprattutto come si gestisce, quali ne sono gli effetti e come se ne esce. Crescere in una famiglia in cui si discute, si affermano le proprie posizioni e poi si fa pace è di fondamentale importanza per consentire al bambino di comprendere che il conflitto non è rottura del legame o perdita della relazione d’amore, ma espressione di sé di fronte all’Altro, riconosciuto di uguale valore, con inevitabile successiva negoziazione. Questo punto mi fa tirare un sospiro di sollievo: pensare  di dover nascondere puntualmente ai propri figli qualsiasi divergenza di mamma e papà, non solo è una fatica immensa (se non impossibile) per la coppia, ma anche alla lunga “deleterio” per la crescita del bambino, che non ha modo di osservare come si esplicita il conflitto, qual è il suo significato e come a questo si pone fine. Anzi è nella conflittualità non esplicita che il bambino cresce pensando che non ci sia connessione tra mondo interno ed esterno, che il dichiarato e l’agito vadano difficilmente di pari passo, che tra le parole di mamme e papà e i loro reali sentimenti ci sia una bella differenza, con il rischio di fare di questo modello “doppio” il proprio metro di interpretazione del mondo, degli altri e di sé.

Naturalmente sto parlando di conflitti “accettabili”, ovvero conflitti che non minano il funzionamento sufficientemente adeguato della famiglia e che non si esprimono con la violenza fisica o verbale dei “contendenti”. Ma il messaggio mi sembra chiaro: dobbiamo imparare come genitori a “litigare bene”, se proprio capita, davanti ai nostri figli, mantenendo rispetto reciproco. Soprattutto dobbiamo essere bravi a rassicurarli sul fatto che ciò non toglie nulla alla relazione, con loro e tra noi. Per niente facile direi.

E poi ricordiamoci sempre di loro, osserviamoli, cogliamo i loro messaggi, soprattutto se stiamo attraversando un momento di coppia difficile e bellicoso. Cefalee, enuresi, tic, calo del rendimento scolastico, asma, ritiro relazionale, ecc. ecc. possono essere segnali di aiuto che il bambino sta lanciando ai genitori, impegnati nella loro guerra personale, e distanti anni luce dai suoi bisogni di vicinanza e rassicurazione.

E’ questa capacità di continua sintonizzazione con il bambino quello che credo renda, tra le altre,  un genitore un genitore “sufficientemente buono”: non il non litigare mai, il non mostrare mai le sue umane “debolezze”, ma il far vedere come a queste si può porre rimedio in ogni momento, in nome di una relazione che non si romperà  e che vede nel figlio il proprio oggetto d’amore e di attenzione.

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